Brand New Animal Zero – Recensione dettagliata (No Spoiler)

BNA 0: il romanzo prequel che fa luce sulle ombre dell’anime animalesco di Studio Trigger!

Brand New Animal Zero è finalmente arrivato in Italia, grazie all’editore Dynit.

Scrivo “finalmente” prima di tutto perché dopo alcuni ritardi nella pubblicazione alla fine è per l’appunto arrivato: AUUUUUH, ce l’abbiamo fatta!

E poi soprattutto perché, dopo una seconda visione su Netflix dell’anime, Brand New Animal è finito per piacermi tantissimo. Ciò anche grazie all’analisi del critico d’animazione Italo Scanniello, che nel settembre del 2020 su Youtube ci ha offerto la sua visione dell’opera e mi ha spinto a dargli una nuova occhiata.


Siccome in seguito a questa seconda visione BNA è finito per piacermi in una maniera (a dir poco) bestiale, naturale poi che volessi mettere quanto prima le mani su tale inedita pubblicazione.

E arriviamo subito a noi: che cos’è Brand New Animal Zero?


Brand New Animal Zero, BNA 0 per gli amici, è un romanzo.

Un romanzo che fa da prequel agli eventi della serie originale, e in cui i protagonisti sono Shiro, Kuro e la giovane Natalia (vi lascio il piacere di scoprire la sua identità).

Supervisionata dallo stesso Kazuki Nakashima, la storia è ambientata negli anni subito successivi alla Seconda Guerra Mondiale, in contesti geografico-culturali che spaziano da una indefinita periferia europea ai territori più interni degli Stati Uniti D’America.

Articolata in quattro capitoli più un prologo e un epilogo, per quella che è la mia opinione la vicenda risulta nel complesso piuttosto carina. Si lascia leggere abbastanza bene e fa comunque galoppare l’immaginazione del lettore. Essa però non è particolarmente intrecciata, pregna di personaggi indimenticabili o ricca di colpi di scena.

E per via (anche) di questo non è dunque consigliato approcciarsi a BNA partendo da questo volume.

Ciò nonostante la storia ben si allinea ai contenuti già offertoci dalla serie animata, soprattutto in termini di introspezioni, dialoghi e scene d’azione. Quindi anche soltanto in virtù di questo, Brand New Animal Zero farà contenti tutti coloro i quali hanno apprezzato l’anime.

Appassionati che troveranno nell’opera un ulteriore valore aggiunto: l’approfondimento.

Precisiamo, nel corso dei suoi 12 episodi l’anime di BNA racconta benissimo tutto il necessario, ma per forza di cose alcuni aspetti sono stati lasciati in ombra. Ad esempio:

  • Shiro è di Nirvasyl, ma per quale ragione porta un nome che suona giapponese?
  • Perché gli umani ce l’hanno così tanto con gli uomini bestia?
  • E come si arriva alla costruzione di Anima City?

Ecco, Brand New Animal Zero fornisce delle risposte in merito, a questi e altri quesiti.

Inoltre approfondisce la psicologia e i legami dei suoi protagonisti, si consideri un flashback sul passato di Shiro o l’accenno a un serbato sentimento nutrito da un certo personaggio.

Tutti elementi questi di grande valore, che fanno passare in secondo piano lo stile di narrazione dell’autore.

Autore, tale Nekise Ise, il quale sembra infatti che non abbia ancora fatto proprio l’importantissimo principio del “Show, don’t tell.

Nel corso dell’opera ci sono invero tante, tante sezioni fastidiosamente descrittive che minano alla scorrevolezza di un racconto che già di per sé comunque non è che sia esattamente tra i migliori del mondo, per quanto tutto sommato godibile.

Ma, essendo Brand New Animal Zero indirizzato nello specifico a chi è già appassionato della serie, tale difetto viene secondo me quanto meno compensato da tutto il resto.


L’edizione italiana a cura di Dynit si presenta molto bene a livello tipografico ed editoriale.

Il design della liscia copertina risulta all’occhio chiaro e pulito. Il volumetto, brossurato, presenta poi una coppia di utili quanto eleganti bandelle laterali, vi sono all’interno due pagine a colori e la qualità della carta color crema utilizzata è di ottimo livello, sia per l’impressione visiva che ne dà sia per quella tattile e odorosa.

Rispetto alla giapponese, l’edizione italiana è più grande: 15 X 21 cm invece di 10.5 X 15 cm. In pratica abbiamo un formato A5 invece di un formato A6. Questo si traduce in una diminuzione nel numero di pagine, da circa duecento a grosso modo centocinquanta.

Questo cambio potrebbe essere dovuto a una ragione prettamente legata a logiche di posizionamento merceologico in libreria: un formato più piccolo infatti viene meno notato, e di conseguenza Dynit potrebbe aver pensato che ciò avrebbe potuto influire sulle vendite.

Oppure, il formato A6 è da noi poco utilizzato, e i responsabili potrebbero allora essersi immedesimati in un appassionato nostrano, che davanti a un volumetto in formato più ridotto avrebbe pensato che sarebbe risultato per dimensioni incoerente col resto dei suoi libri sullo scaffale.

Harry Potter e BNA sono in formato A5. Yawara è in A6 e Death Note in formato Tankōbon.


Continuando sul discorso comparazioni, ci sono poi alcune piccolissime differenze per quanto concerne la presenza/assenza di certi testi o riguardo il loro posizionamento.

Nessuna modifica per quanto attiene le illustrazioni in bianco e nero che aprono ogni capitolo, realizzate per l’occasione da Naoki Takeda con uno stile in linea con l’anime.

Per ciò che pertiene la cura riservata ai testi, essa si pone parecchio in alto. Non posso disquisire sulla qualità della traduzione, che sembra sì molto buona ma per dirlo per certo dovrei fare un controllo comparativo quanto meno su un intero capitolo. Ad ogni modo la lettura in italiano procede fluidamente, senza quasi nessun intoppo.

Escludendo il come si debba scriva l’interiezione “beh” (io ritengo che nella maggior parte dei casi sia sbagliato scriverlo be’, per i motivi spiegati qui in questo articolo), si possono notare giusto alcuni lillipuziani refusi, come ad esempio:

  • “Assumendo le sue valutazioni fossero corrette […]” (manca un “che”).
  • “Spero che un ordine così grande […] (c’è uno spazio in più dopo “spero che”).
  • “Ecco perché che tutti erano nella loro forma bestiale […]” (c’è un “che” di più).
  • “Che fossero uomini, donne, vecchi o bambini non faceva alcuna diffrenza” (manca una e).
  • “Lo visto diverse volte nella piazza [..]” (è assente l’ausiliare avere).


Per quanto il prodotto si presenti in generale parecchio bene, secondo il mio parere esso non è esente di aspetti negativi. Parliamo di nei, più o meno notevoli, ma pur sempre dei nei.

Il primo neo, quello per me più grosso, riguarda la scelta di alcuni nomi che sono stati adoperati, più o meno differenti a seconda se si tiene in conto la versione doppiata dell’anime in italiano o quella sottotitolata. Il secondo neo, più piccolo, è relativo alla scritta bianca presente sulla fascetta rossa avvolgente il volume.

Ma andiamo con ordine, e parliamo prima della questione nomi, esaminiamoli uno per uno.


1) Traduzioni di alcuni nomi

A) Kuro — > Tradotto come “Nero”

Kuro è il corvetto dai tondi occhietti e dal piumaggio scuro che accompagna sempre Shiro. Per chi conosce la lingua, il suo nome rimanda con facilità alla parola giapponese per riferirsi al colore nero, ovvero kuro (黒). E per via di ciò dunque la traduzione in italiano “Nero” troverebbe la sua base di validità.

Tuttavia per come la vedo personalmente ho delle ragioni che mi pongono in una posizione diversa.

Innanzitutto, come appare a chiare lettere nella pubblicazione nipponica “BNA Official Starter Guide Bookil suo nome in caratteri alfabetici è stato così riportato: “Kuro.



E attenzione: Studio Trigger è molto precisa riguardo alle traduzioni e alle traslitterazioni dei nomi dei suoi personaggi, che nella misura maggiore fornisce lei stessa.


Quindi, in tale pubblicazione ufficiale il nome di Kuro non è stato tradotto.

Così come non è stato tradotto ad esempio il cognome di Shiro, ossia Ogami (大神, Ōgami ), che di per sé significa “Dio” oppure “gran dio” (e rimanda anche alla parola giapponese per dire lupo, ovvero ōkami).

(Nota: Shiro, Shirō e Shirou sono tutte traslitterazioni corrette per scrivere il suo nome)


E qui a mio avviso ritengo che vi sia una contraddizione di fondo nel metodo operato: per quella che almeno è la mia opinione, se si traduce un nome giapponese poi bisognerebbe tradurre anche gli altri. E ciò non è stato fatto: Kuro è stato tradotto, ma Ogami invece no.

A seguire, ci sono altre due cose importanti da considerare: la prima, kuro in giapponese può anche stare per “malfattore”, “colpevole”, nonché “solco di terra che separa i campi di riso”.

La seconda, il suo nome è scritto in caratteri katakana, vale a dire tramite semplici sillabe e non con l’utilizzo di ideogrammi, i quali questi delimitano con molta più precisione il campo semantico nonché linguistico del termine. Spesso il katakana è usato anche per trascrivere i nomi di origine straniera: quindi se un giapponese volesse trascrivere una parola di un’altra lingua che si scrive “kuro”, utilizzerebbe le stesse due sillabe che si vedono nell’immagine sopra nella pagina dedicata al corvetto (クロ).

Tutto questo per domandarmi la seguente cosa: tenuto conto di quanto poc’anzi appena detto, anche se io stesso reputo comunque molto probabile il collegamento diretto tra il nome di Kuro e il termine nipponico per indicare il colore nero, mi domando: come si è potuti essere assolutamente certi che il suo nome in originale stesse effettivamente proprio per “Nero”?

Ovvero: nella mente dell’autore, Kuro sta o non per “Nero”, il nome giapponese del colore?

In mancanza di dichiarazioni ufficiali, di fortissime evidenze o motivazioni necessarie, parlando in generale io sono dell’idea che i nomi dovrebbero essere lasciati così come in originale. Specie considerando se non si è a conoscenza delle intenzioni dell’autore dell’opera (qui se n’era forse a conoscenza?).

E quindi, ripetiamo: Nakashima voleva che il nome di Kuro venisse tradotto in altre lingue?

«In realtà, Kuro è la traslitterazione di una certa famosa vostra paroletta italiana…!»


Inoltre bisogna ciò considerare: la parola nipponica kuro è molto simile all’approssimazione nipponica del termine inglese crow (corvo), pronunciato dai giapponesi “kuroo”, con un allungamento sulla vocale finale (e in mancanza di tale allungamento, kuro può anche essere inteso quindi come traslitterazione di “Cro”, da crow per l’appunto).

Traducendo in “Nero” si è di fatto comunque ottenuto come effetto collaterale quello di perdere, per chi poteva coglierlo, tale probabile gioco di parole.

Personalmente quindi io avrei lasciato il suo nome come Kuro, così come appare nella pubblicazione poc’anzi citata. Al massimo avrei inserito una nota a margine o a fine volume per spiegare quanto appena descritto.

Senza considerare per il momento un ulteriore fattore che vedremo dopo, alla fine di questa sezione argomentativa.

B) Lupo Argenteo invece di Lupo D’Argento


Traduzione esatta ma… a mio parere ci sono un paio di ma: sono innanzitutto dell’idea infatti che molto probabilmente alla maggior parte dei fan “Lupo d’Argento” risulti più gradevole da sentire. Da sentire e naturalmente da leggere.

In aggiunta penso anche che “Lupo Argenteo” di per sé sia una traduzione del nome un pizzico difficile da pronunciare. Soprattutto immaginando all’interno della storia le più diverse situazioni e i più differenti personaggi.

Ad esempio, quanto verrebbe facile da parte di un bambino pronunciare “Lupo Argenteo”, soprattutto in un contesto concitato?

C) Barballet Rosé

“Rosé” è una delle corrette possibili traslitterazioni del nome della Sindaca di Anima City, in giapponese Roze (ロゼ). Tuttavia in BNA Official Starter Guide Book, anche in questo caso, ne è indicata la corretta traslitterazione che per lei è stata scelta fra le diverse: Rose, e non Rosé (il primo si legge “ros” il secondo “roseEE”).

D) Gli zoomorfi

Questo è il termine che più mi ha lasciato perplesso durante la lettura.

La parola “zoomorfi” non è a conio Dynit, tant’è che la ritroviamo su Netflix nei sottotitoli italiani come resa dell’originale juujin (獣人, letteralmente uomo bestia/uomini bestia, oppure uomo animale/uomini animali).

Una scelta molto atipica, che va in netta controtendenza alle traduzioni in altre lingue.

Abbiamo infatti negli idiomi principali:

Beastmen – in inglese (questa presente anche in BNA Official Starter Guide Book)

Tiermenschen – in tedesco (nei sottotitoli)

Los Bestiales – In spagnolo (nei sottotitoli, nel doppiaggio hanno usato l’inglese “Beastmen”)

Animaliens e Animhommes – in francese (il primo nel doppiaggio, il secondo nei sottotitoli)

Humanimais – in portoghese (nei sottotitoli)


Dunque per la maggior parte abbiamo rese traducibili in italiano come “uomini bestia” oppure “uomini animali”, con l’eccezione ad esempio dello spagnolo “Los Bestiales”, ovvero i bestiali”.


Per quanto concerne l’italiano due sono state le traduzioni di juujin:

  1. Uomini bestia” nella versione doppiata.
  2. Zoomorfi” nella versione sottotitolata.


Una resa questa, “zoomorfi”, che si ritrova per l’appunto anche in Brand New Animal Zero.


Una scelta che per quanto mi riguarda non mi piace tantissimo.


Ciò per le seguenti ragioni che mi appresto subito ad argomentare:


1) Il primo motivo è che il termine zoomorfo sembra proprio che non appaia su nessuna pubblicazione ufficiale legata alla serie animata.

Né tanto meno viene citato all’interno dell’anime.

Altri termini qui utilizzati in alternativa a juujin sono la parola juusei jinrui (獣性人類), ossia “umani animali/umani animaleschi/umani con natura animale”, e kemonobito (ケモノビト), che è un sinonimo di juujin traducibile in “Uomini Animali” o anche “Animaliani” (nei sottotitoli italiani leggiamo “Silviani”, dall’inglese Sylvanians).


Mi vien dunque da immaginare che potrebbe essere stata una decisione autonoma, quella di usare nei sottotitoli italiani dell’anime l’etichetta “zoomorfi”, forse poi ripresa da Dynit in Brand New Animal Zero, SE non si tratta di una coincidenza.

A sostengo di tale ipotesi, la pluralità di traduzioni al di fuori dei sicuramente ufficiali Juujin e Beastmen: ciò che suppongo è che potrebbe essere mancata un’indicazione precisa da parte dello studio d’animazione, e di conseguenza i traduttori hanno fatto le scelte ritenute secondo loro più giuste.


2) La parola zoomorfo significa “che ha forma e aspetto animale”, oppure che “ha forme e aspetti animali”. Utilizzato soprattutto nell’ambito dell’arte, il termine ha radice da due lemmi greci, ovvero ζῷον (zōon), “animale”, e μορφή (morphē), “forma”.

In inglese la parola morph può in aggiunta significare “trasformato/trasformazione”, e quindi zoomorfo nel contesto di BNA può essere inteso non solo nel senso di “coloro i quali hanno forme animali” ma anche nel senso esteso di “coloro i quali possono assumere, connotati animali”.


Di per sé dunque la dicitura “zoomorfo” sembra che possa avere la sua validità, nonostante “non sia” a quanto pare un termine ufficiale, o quanto meno per quel che ci è dato sapere non indicato o approvato da Trigger.

Tuttavia c’è una cosa estremamente importante da considerare: “zoomorfo” è un termine di stampo molto accademico.

In altre parole, possiede una levatura di diversa entità rispetto a juujin, che è chiaro come il sole come non solo in Giappone ma anche nell’universo fittizio di Brand New Animal sia di utilizzo comune da parte della popolazione.

Insomma in originale si utilizza un termine molto più semplice rispetto a quanto è stato proposto nella versione italiana del romanzo e nei sottotitoli presenti su Netflix.

Senza considerare che la parola giapponese per riferirsi allo zoomorfismo è proprio diversa, è doubutsu keishou (動物形象): anche chi non mastica lingua nipponica coglie subito al volo, la notevole differenza.

In aggiunta, c’è da notare come tutti i termini originali sembrano giocare su un’ambivalente gioco di contrapposizione e fusione tra le due metà che li compongono.

Ad esempio in juujin abbiamo da una parte il carattere che sta per bestia e dall’altra quello che sta per essere umano: due caratteri sì distinti ma allo stesso tempo anche uniti a formare un unico lemma.

Che forse questa sia stata allora una scelta precisa? Una scelta dalla motivazione più profonda di quanto sembri e che si lega al messaggio dell’opera?

Se questo scenario fosse corretto, il termine “zoomorfo” perderebbe a mio avviso ancora più validità, mentre acquisterebbe ancora più senso la parola “uomini bestia”.

Ma quest’ultima è al momento è solo e soltanto una mia interpretazione.

Uomo e bestia… due concetti divergenti ma uniti insieme nei due protagonisti: Shiro alla fine dell’anime si avvicina agli umani, e Michiru al contrario si avvicina agli uomini bestia: quindi di fatto la coppia rinasce come due “Brand New Animals” (due esseri del tutto rinnovati).


Curioso poi come juujin in Gurren Lagann, altra opera pubblicata qui da noi da Dynit, fosse stato tradotto proprio con “uomini bestia”, esattamente come si sente nella versione doppiata di Brand New Animal.



-) Sottoparagrafo: perché questi cambi?

Come abbiamo visto, nell’edizione Dynit di Brand New Animal Zero è possibile riscontrare alcune differenze a livello di terminologia adottata. Questo sia in parte con la versione sottotitolata sia in misura maggiore con la versione doppiata nella nostra lingua.

Adesso: dando per scontato che i più del pubblico abbiano fruito soprattutto del doppiaggio, perché operare tali cambi quando questo è molto fedele all’originale?

(Ne parleremo qui: collegamento disponibile non appena possibile)

E in particolar modo: dando per certo che i più del pubblico si siano quindi abituati alla terminologia e ai nomi ascoltati in questa versione, ripetiamo molto fedele, perché operare dei cambiamenti?

Insomma, la questione qui non è soltanto di natura traduttologica ma anche di stampo fruitivo: perché io fan sono costretto a trovarmi di fronte a divergenze tra due opere che sono in continuità? Perché nel fare lo switch tra l’una e l’altra mi dovrò trovare davanti a nomi diversi?


2) La fascetta rossa

Ad adornare il romanzo, come detto prima, c’è una fascetta di colore rosso sovrapponibile alla copertina. Su di essa, e qui il secondo neo dell’edizione, c’è una scritta in bianco la quale recita:

Dall’anime capolavoro in onda su Netflix“.


Un dettaglio di certo di poco conto, vero. Tuttavia per quanto una fascetta sia leggera, questa scritta credo che possegga il suo peso. Infatti, secondo almeno quella che è mia opinione, tale scritta non mi sembra il massimo della correttezza.

Voglio dire, Brand New Animal potrà anche essere considerato a livello personale un capolavoro (io lo adoro), ma non è così da parte del pubblico generale e della critica internazionale che l’ha visto.

Ad esempio su My Anime List raggiunge un punteggio pari a 7.4/10 e su IMDb uno di 7.2/10.

Descriverlo con la parola “capolavoro” non mi sembra adatto. Secondo me si sarebbe dovuto studiare una soluzione a livello di copywriting più consona ed efficace.

Ad esempio, per restare collegati al mondo animale, di sarebbe potuto optare per qualcosa del tipo “Dalla perla anime in onda su Netflix”.

Qui a seguire riporto delle osservazioni che per me non hanno né valore positivo né valore negativo. Sono appunto delle semplici osservazioni, a cui il gentile lettore potrà per sé eventualmente dare un colore più chiaro o più scuro.

A) Mancanza del titolo completo (tradotto)

Il libro in originale possiede un titolo più lungo:

ビー・エヌ・エー・ゼロ まっさらになれない獣たち
(Bii – Enu – Ee – Zero: Massarani narenai kemonotachi)

Di questo titolo sono possibili varie rese, la mia proposta è la seguente:

“BNA Zero: Animali incapaci di rinnovarsi”.

L’editore avrà di sicuro avuto le sue buone ragioni per decidere di tagliare fuori questa porzione di titolo dalla copertina e lasciarla giusto nei crediti. Tuttavia trovo che se fosse stata inserita la traduzione almeno in quest’ ultimo spazio, l’edizione avrebbe ottenuto un punto in più circa l’aspetto fedeltà, e avrebbe anche potuto in aggiunta fornire al lettore italiano un ulteriore tassello per comprendere ancora meglio il messaggio del romanzo.

Un po’ un peccato, secondo me.


B) Nulla del tutto nuovo all’orizzonte

L’edizione italiana non propone al suo pubblico nessuna esclusiva. Ad esempio, io personalmente avrei apprezzato tantissimo se ci fosse stato offerto qualche elemento di novità, come un poster in allegato o qualche piccolo editoriale, magari a cura dello stesso traduttore.


C) Il prezzo di vendita

Brand New Animal Zero costa di base 18 €. Un prezzo più che onesto e corretto. Tuttavia la percezione di esso da parte di una fetta di pubblico potrebbe non incontrarne il favore.

Il problema, almeno per come immagino io, è che se un lettore italiano di romanzi è abituato a spendere una ventina di euro per opere con anche il doppio delle pagine di BNA 0, risulterà normale che poi possa frenarsi un po’ nell’acquisto.

Ossia, potrebbe chiedersi: “perché spendere questi soldi per un romanzo di sole 150 pagine”?

Tuttavia è possibile supporre che essendo BNA 0 una pubblicazione probabilmente mirata per intercettare soprattutto i fan più appassionati dell’opera, si è preferito cercare di invitare all’acquisto in special modo questi ultimi, ben sapendo che per loro il prezzo di 18 € sarebbe stato visto in ogni caso come più che equo (così come poi di fatto comunque lo è).

E giungiamo alla fine di questa recensione tirando come prima cosa le somme su quanto detto.


Principali Aspetti positivi dell’opera e dell’edizione:

  1. Nuova storia con alcuni dei protagonisti principali di Brand New Animal.
  2. Diversi approfondimenti che gettano luce su aspetti lasciati in ombra nell’anime.
  3. Grande cura per quel che concerne gli aspetti tipografici e testuali.

Principali aspetti negativi dell’opera e dell’edizione:

  • Stile di narrazione dell’autore non proprio ai vertici massimi.
  • Discutibili scelte di traduzione e adattamento relativi a qualche nome.
  • Scritta sulla striscetta rossa con cui si potrebbe non essere d’accordo.

In secondo luogo, concludiamo la recensione con un auspicio e un invito: se il riscontro sarà buono, e noi speriamo tanto che possa essere così, tale libro potrebbe magari essere foriero del fumetto di Brand New Animal.

Parliamo in questo caso di un midquel, il quale espande la storia originale raccontata nell’anime. Farlo arrivare qui da noi soddisferebbe la fame di una certa fetta di pubblico (in cui mi inserisco anche io), la quale da BNA voleva esattamente questo: più avventure in compagnia di Shiro e Michiru.

Dynit, facciamoci un pensierino!

Compriamo allora in massa Brand New Animal Zero. E facciamo sì in questo modo che anche il fumetto possa arrivare un giorno qui da noi nel Bel Paese!

Vi sembra una cosa impossibile? Vi sembra che la situazione rimarrà comunque sempre la stessa? E che è già stato tanto se abbiamo avuto questo romanzo?

Beh, ma allora voi che dite questo non siete VERI fan di Brand New Animal! 😛

Già, perché se c’è una cosa che l’anime ci ha insegnato è proprio questa in realtà:

Le cose possono cambiare”: basta volerlo, no?

PS: e non dimenticate che alla fine dell’anno arriverà la colonna sonora, di BNA! Comperate in massa anche questa, mi raccomando!

DOVE COMPRARE BRAND NEW ANIMAL ZERO:

– Compra Brand New Animal Zero su AMAZON (Link da NON affiliato)

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